Chi porta la ferita dell'ingiustizia ha imparato presto una regola non scritta: gli affetti si guadagnano con la perfezione, mai con la semplice presenza.
Spesso, nel sistema familiare, questa ferita nasce accanto a chi era rigido, esigente, più attento al risultato che al legame — non per crudeltà, ma perché a sua volta cresciuto nella stessa regola, generazioni prima.
Il corpo che porta questa ferita si irrigidisce facilmente. Controlla, misura, si paragona. La PNEI osserva come uno stato cronico di allerta e autovalutazione lasci il sistema nervoso costantemente attivato, anche quando non c'è nessun pericolo reale.
Nella costellazione, vedere fisicamente da dove viene quella rigidità — spesso non da chi ci ha cresciuto, ma da chi ha cresciuto loro — permette di restituire il peso a chi lo ha generato per primo.
Non lavoriamo per diventare più indulgenti con noi stessi, come un buon proposito. Lavoriamo perché la misura con cui ci giudichiamo torni a essere nostra, non un'eredità presa in prestito.