Qui lavoro prevalentemente con chi non è al primo passo.
Ha già fatto molti percorsi, meditazione, ha provato diversi approcci — e li porta con sé come basi, non come tentativi falliti. Il punto non è più capire: è che, a capitolo chiuso, resta un passo di distanza tra quello che si è compreso e chi si è davvero.
È da lì che partiamo.
Lavoro con chi è pronto a riconoscere le proprie credenze limitanti non come colpe ma come informazioni preziose, come materia da trasformare in presenza autentica e in una forma di bellezza che non si mette in mostra, ma si sente. Fisica del profondo è questo incontro tra scienza e spiritualità antica, un luogo dove ciò che si è attraversato smette di pesare e diventa, finalmente, una forma di verità che si può abitare.
Se ti riconosci in queste parole: scopri i percorsi·scrivimi
Sono laureata a pieni voti in Scienze Chimiche. Ho un Dottorato di ricerca in Nanotecnologie. La Società Chimica Italiana ha premiato la mia tesi di Laurea. Ho lavorato per lo IAEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite.
Per anni ho guardato la materia da fuori. Fino al punto in cui le leggi dell'infinitamente piccolo iniziano a comportarsi diversamente. Lì ho scoperto che chi osserva, modifica ciò che osserva. Credevo valesse solo per gli elettroni.
A trentacinque anni ho scoperto che valeva anche per me. Da fuori avevo tutto. Una vita perfetta, invidiabile. Da dentro, il buio. Nessun traguardo lo illuminava più. Il metodo che avevo servito per anni aveva iniziato a somigliare a un dogma. E un dogma, per quanto scientifico, resta un dogma.
Fu lo stesso rigore, imparato guardando fuori, a salvarmi guardando dentro. Mi incamminai nel terrore più nero. Ma la crepa fece entrare la luce dove prima non arrivava.
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Riconoscerai la stessa mappa in tre lingue diverse.
Quella di un poeta. Quella di un fisico. Quella di uno psichiatra.
E quando la riconoscerai, non sarà uno studio. Sarà una meraviglia.
Prima ancora di essere letteratura, la Divina Commedia è una mappa. Nel mezzo del cammin di nostra vita, ognuno si ritrova nella propria selva oscura. L'Inferno non è un luogo fisico. È la parte di noi che non avevamo ancora guardato e che iniziamo a vedere. Il Purgatorio non è attesa che le cose cambino da sole. È il lavoro consapevole di rettificazione — l'integrazione dell'opposto di ciò che abbiamo visto nell'Inferno. E il Paradiso non è una ricompensa. È l'unione degli opposti che si compie nella vita di tutti i giorni. Dante non racconta l'aldilà. Racconta come si attraversa una crisi restando vivi. Tanto al di qua da essere dentro di noi.
Federico Faggin, tra le altre cose, ha inventato il microprocessore. Poi ha vissuto un'esperienza che ha cambiato tutto ciò che credeva vero. È stato osservatore di un esperimento di cui era lui stesso l'osservato, e ha scoperto sulla sua pelle che la Coscienza non è un prodotto del cervello, ovvero della materia. È la sua origine. Simbolo e informazione viaggiano assieme. Un Uno dinamico, fatto di parti interdipendenti, che si conosce proprio attraverso ogni cosa che vive. La scienza più rigorosa che esista è arrivata a dire ciò che i mistici dicono da millenni.
Carl Gustav Jung ha dato un nome a ciò che si ripete in ogni cultura, in ogni epoca, in ogni sogno. Gli archetipi. Schemi di comportamento universali che vivono in noi prima ancora che ciascuno li possa scegliere con consapevolezza. L'ombra non è il male. È tutto ciò che abbiamo creduto di dover nascondere per essere accettati. L'individuazione non è diventare qualcun altro. È diventare, finalmente, chi siamo veramente.
Un poeta del 1300. Un fisico del 2000. Uno psichiatra del 1900. Non si sono mai incontrati. Eppure hanno scritto la stessa mappa. Tre lingue. Una sola verità: la trasformazione ha una struttura, e quella struttura si può imparare.
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