Sappiamo tutto sul funzionamento di un motore. Molto poco su come funzioniamo noi — eppure la fisica più recente, quella dell'informazione, comincia a suggerire una risposta sorprendente: non siamo macchine che producono pensieri, siamo già, alla radice, informazione che si vive. Questo primo incontro è la porta: nei prossimi nove mesi attraverseremo insieme la mente, gli archetipi, le relazioni, il corpo — fino a riveder le stelle. Oggi iniziamo da qui.
Cominciamo da qualcosa che già conosci, anche se non gli hai ancora dato un nome scientifico: la nostra mente elabora, in questo istante, molto più di quello che mediamente sappiamo. Solo una minima parte è visibile. Il resto lavora senza che ne siamo coscienti. Jung lo chiamò inconscio. Federico Faggin, fisico e inventore del primo microprocessore, che negli ultimi vent'anni si è dedicato a capire 'cos'è la coscienza', direbbe che quell'inconscio è comunque informazione e che l'informazione, quando è vissuta da un sistema, non è mai neutra: ha già un sapore, un significato, prima ancora di diventare pensiero cosciente.
Ma come si legge questa informazione? Conscio e inconscio non sono metafore — sono due parti reali della nostra mente, e l'ombra vive proprio all'estremo opposto della luce. È qui che ci viene in aiuto la metacognizione. Non è una teoria: è la capacità pratica di vedere la propria mente, con chiarezza e senza giudizio. È osservare l'osservabile — lo stesso paradosso, dice Faggin ricordando la propria esperienza di risveglio, in cui ci si trova a essere insieme chi guarda e ciò che è guardato.
Ed è proprio questa capacità, allenata, a fare la differenza: imparare a leggere questi processi — nelle relazioni, nei pattern che si ripetono — è il primo passo per smettere di subirli e iniziare ad amministrarli. Non per controllare l'informazione che siamo. Per cominciare a comprenderla.
Chiudiamo in bellezza. Con Dante: la trasformazione quotidiana è un cammino in tre tappe — la selva oscura da attraversare, il lavoro di rettificazione, la luce che si guadagna solo dopo essere scesi. Non portiamo a casa una teoria. Portiamo a casa uno strumento che useremo ogni giorno: la capacità di leggere ciò che prima ci attraversava senza che lo vedessimo.