Prima di avere un corpo, siamo coscienza. Non è poesia — è quello che suggeriscono le riletture della Fisica di Federico Faggin e Giacomo Mauro D'Ariano: il cervello non produce la coscienza, la accoglie, come una radio non produce la musica che trasmette. Per loro coscienza e libero arbitrio non sono un prodotto tardivo dell'evoluzione: sono proprietà fondamentali, presenti fin dall'inizio, nei campi stessi di cui siamo fatti. Nascere è il primo grande passaggio: da uno spazio senza confini a un corpo che può essere ferito.
Il primo capitolo di questo passaggio comincia presto: poi arrivano i primi dodici anni, il laboratorio in cui impariamo a essere 'noi'. Compiacere. Evitare. Controllare. Scomparire. Ogni automatismo che oggi riconosci in te aveva un nome diverso da bambino: era una strategia intelligente per non perdere l'affetto di chi amavi.
Guardata da adulti, quella stessa strategia rivela qualcos'altro: ogni ferita è una lente, non è la verità. Dietro ogni strategia di protezione dorme un talento che aspetta solo di essere riconosciuto: chi ha imparato a compiacere porta un'empatia rara, chi ha imparato a controllare porta una visione strategica. Non buttiamo via l'adattamento. Lo leggiamo per quello che è: informazione, non difetto — parte del modo in cui il campo che siamo sta ancora imparando a conoscere se stesso.
Ma quell'adattamento, per quanto intelligente, non dura per sempre o – meglio – non dovrebbe durare per sempre: prima o poi arriva un'altra voce — un'inquietudine, un segnale ricorrente che chiede di essere ascoltato. Qualcuno la chiamerebbe sofferenza, ovvero informazione, che fa il suo lavoro: un segnale che qualcosa, dentro, non è ancora compreso. Non un errore da correggere in fretta ma un sensore che aspetta di essere guardato.
È qui, dopo la nascita, dopo l'infanzia, dopo i copioni, che ci troviamo tutti: nel mezzo del cammin di nostra vita, in una selva oscura che non fa paura perché è sbagliata, ma perché è il punto esatto in cui il vecchio adattamento non basta più. Da qui in avanti, il percorso ti accompagna ad attraversarla.