C'è sempre qualcuno capace di farti reagire in un modo che, di solito, non ti appartiene. Non è un nemico. È un maestro — ti mostra dove c'è ancora attrito che aspetta di essere visto. Eric Berne descriveva come dentro di noi convivano più stati — un Genitore, un Adulto, un Bambino — e il problema non è che parlino. È chi prende il microfono.
Dentro quell'attrito che proviamo convivono spesso due voci opposte: c'è un Genitore Critico che parla delle nostre performance e mai con noi. Ci dice cose del tipo 'Sei troppo sensibile.' Produce tendenzialmente emozioni scomode e queste non cambiano granchè lo stato dell'arte. E c'è un Genitore Affettivo che parla con noi: 'Ti vedo. Hai imparato a reagire così per sopravvivere.' È l'Adulto in noi a poter scegliere quale voce mettere al microfono. La fisica lo definisce 'il collasso della funzione d'onda'. Che nome!
È proprio questo il momento in cui arriva la metanoia — cambiare il punto da cui guardiamo. Siamo qui anche per questo, per conoscere le nostre zone d'ombra — le parti di noi non ancora comprese, che si rivelano quasi sempre attraverso le loro conseguenze più scomode. Tre soglie aiutano ad attraversarle: restare nelle emozioni scomode senza scappare. Scoprire che non si muore. E vedere cosa c'è sotto — sotto ogni gelosia, un bisogno di essere importante; sotto ogni rabbia, un bisogno di sicurezza.
Ma questo lavoro non si esaurisce mai in una sola volta: il percorso è una spirale, torniamo sullo stesso punto ma ogni volta con più consapevolezza. Il segno che stiamo lavorando bene è che il ciclo si accorcia — fino a riconoscere la ferita come parte della nostra Seità, il vero Sé che stavamo cercando.
Non porti a casa un modo per smettere di reagire. Porti a casa la capacità di scegliere, ogni volta, chi risponde per te — quella stessa scelta libera che, dice Faggin, nessuna legge fisica potrà mai calcolare al posto nostro.